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8-9 luglio Aperilibro raddoppia: i tempi presenti raccontati da G.Dozzini e M.Maggi

Due giorni, due libri, due giovani scrittori umbri (meno di 70anni in due). Si apre con questa inusuale densità il luglio di “Aperilibri”, evento dedicato agli autori e ai lettori organizzato da “Lo Scalo” Community Hub.

Si comincia giovedì 8 luglio, alle 18.15, con “Allegra” (Alter Ego edizioni), opera prima di Massimiliano M.Maggi, orvietano, classe 1995, con un recente passato alla Scuola Holden di Alessandro Baricco. “Allegra” è un “romanzo di formazione” che trae forza e impeto e sostanza dalla consapevolezza –  compiutamente nicciana – di una perdita del centro e di un capitombolare di donne e uomini verso una X, verso un luogo incerto e incognito e che si manifesta ovunque, con implacabile indifferenza geografica, sia dentro le grandi vicende sia ai bordi delle microstorie di monadi senza porte né finestre.

Riportiamo un’efficace sintesi presa a prestito da “Style” del Corriere della Sera: “Massimiliano Maggi si affaccia al mondo della narrativa incarnando l’eco di una generazione che sembra nata già perduta e che forse, proprio in virtù di questa limitatezza, può trovare nella propria impossibilità l’ambizione e la risolutezza di andare avanti”.

Venerdì 9 luglio, sempre alle 18.15, è di scena “Qui dovevo stare” (Fandango Libri) del 43enne perugino Giovanni Dozzini. Scrittore, giornalista e traduttore, Dozzini è al suo quinto romanzo. Con “E Baboucar guidava la fila” (Minimum Fax, 2018) – in corso di pubblicazione in dieci paesi – ha vinto lo European Union Prize for Literature 2019.

Qui dovevo stare”, entrato nella decina dei finalisti (sezione Editi) della II edizione del “Premio Letterario Nazionale Clara Sereni”, porta in scena il ressentiment di tipi umani condannati ad una normalità tutt’altro che pacificata. Anni prima c’era il Partito e la certezza di stare dalla parte giusta della Storia, la dignità del lavoro e un mondo più piccolo e più semplice. Poi è successo qualcosa che ha stravolto tutto, anche le biografie e i valori delle persone. Questo qualcosa è accaduto anche in Umbria, anche a Perugia – i luoghi del romanzo – una volta terre del PCI e oggi terre occupate dall’Avvocata, dagli uomini del Capobranco e dal Sindaco dalle “mani di seta”.

Anche il protagonista del romanzo, Luca Bregolisse detto “Brego”, imbianchino di famiglia comunista e lui stesso, da giovane, frequentatore di centri sociali, viene travolto dall’onda che ha cambiato l’Umbria e l’Italia.  Dozzini fa parlare “Brego” senza mai intervenire, refertando le sue considerazioni come farebbe un cronista dei pensieri.  A far cambiare casacca a Luca Bregolisse non è un evento in particolare ma una serie di piccoli smottamenti, delusioni, sfiancamenti esistenziali. La scelta di entrare in politica appare come un riflesso pavloviano, come l’estremo tentativo di riscattare un’esistenza pervasa da un sordo rancore. Ma è un tentativo di sedazione del mondo del tutto effimero. Sul finire del romanzo, mentre si ritrova sul palco, candidato (leghista?) al consiglio comunale, assieme ad una folla di solitudini a festeggiare la rovinosa caduta d’una classe dirigente cinica e distante, gli abissi di una vita nient’affatto redenta ritornano via SMS e Whatapp a reclamare nuove e antiche disperate vertigini…